domenica 19 marzo 2017

Barbablù - Amélie Nothomb (2012)


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Ho iniziato e finito questo libro l'8 marzo, festa delle donne (non una, ma tante, come tante e diverse e tutte perfette che siamo). Devo dire che questa lettura è stata un bel regalo per festeggiare l'essere donna. Amélie Nothomb è una scrittrice a dir poco disturbante ma, soprattutto, geniale.  Ha un modo estremamente analitico, quasi scientifico, di raccontare l'amore. 
Questa storia in particolare reinventa la fiaba di Barbablu e ce ne regala una versione raffinata e crudele.  La protagonista entra in casa sapendo già che dall'appartamento del suo ospite sono scomparse otto donne, ma lei si ritiene abbastanza disincantata e attenta per non cadere nella tentazione di aprire la porta proibita.

I personaggi, come al solito, sono pochissimi e sono due che interagiscono e che mantengono viva l'azione. 
Don Elemirio Nibal y Milcar è un Grande di Spagna, l'erede di una aristocraticissima famiglia spagnola, che si è volontariamente rinchiuso in un eremitaggio dorato perché non ne poteva più della mediocrità e della noiosità della gente. 
Saturnine è una giovane che insegna all'Ecole du Louvre in cerca di una sistemazione senza troppe pretese per sfuggire al divano bitorzoluto di una amica. Il destino vorrà che incontri l'annuncio dell'aristocratico in cerca di compagnia femminile.

per buona parte del libro Don Elemirio fa la corte a Saturnine senza nasconderle che la stanza proibita ha un meccanismo di morte al suo interno e  Saturnine continua a non essere per niente interessata né all'uomo. né ai suoi soldi, né, soprattutto, al contenuto della stanza. Apprezza invece tutte le comodità e il lusso che le viene messo a disposizione, assieme a dell'ottimo cibo e a dello strepitoso champagne. Insomma, non si deve sforzare di resistergli, non è proprio interessata alla questione. Ho trovato molto interessante tutto questo disinteresse in una riscrittura di una storia che ha come tema centrale le conseguenze tragiche della curiosità.

Ad un certo punto, succede qualcosa e tutto cambia. Come nella vita, del resto.

Senza entrare nei dettagli della trama, ho trovato molto poetico, ma poco consistente il motivo per cui ha scelto e poi collezionato proprio quelle otto donne; e questo mi fa pensare che alcune svolte surreali della Nothomb mi ricordano Murakami anche senza misteriosi uomini pecora che spuntano dove meno te li aspetti.
Ho trovato fulminante la fine, esattamente in linea con l'idea dell'amore come bestia crudele ma bellissima che l'autrice propone spesso nei suoi libri.

Consiglio di lettura: bisogna aver maturato un certo stomaco corazzato alle storture della'amore per apprezzare i suoi libri perché, con la leggerezza di una stola di seta, racconta il nero, il grigio e il rosso sangue che sta dietro il rosa dell'amore.

E io cosa leggo adesso?

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