domenica 26 febbraio 2017

La chimera - Sebastiano Vassalli (1990)

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Libro imprescindibile per il lettori della bassa, di quella zona cioè tra il Ticino e la Sesia (declinata al femminile come vogliono i Vercellesi) che non è più Milano e non è ancora davvero Piemonte. 
Imprescindibile perché, raccontando una storia vera in forma di romanzo ambientata all'inizio del '600, porta alla luce lo spirito di Novara e delle sue campagne con un'acutezza giornalistica e sentimentale insieme che colpisce.

La storia è presto detta: Vassalli, partendo dagli scarni atti di un processo per stregoneria a Novara, ricostruisce in maniera vivida e intensa la vita e il mondo di Antonia, la strega di Zardino. Gli anni sono quelli del ventennio a cavallo del 1600, l'ambiente è Novara e il suo contado, fatto di superstizioni e paganesimo ancora strisciante, di risaie e contadini piegati dalla fatica e dall'invidia per chi sta meglio o è più fortunato. Ci restituisce anche la Novara sotto gli spagnoli, ultimo avamposto sui confini del Ducato di Savoia, a sua volta alleato dei francesi. Racconta però di una Novara viva, descrivendo quello che c'era nel '600 non trascurando di dare indicazioni per orientarsi nel presente. Cosìad esempio, veniamo a sapere che il tribunale dell'Inquisizione era situato in quella che i Novaresi conoscono come piazza del Rosario, per l'omonima chiesa, e la toponomastica individua come Piazza Gramsci e il Broletto era un edificio a sé stante con le vie che gli correvano attorno e non era soffocato dagli edifici che gli sono cresciuti addosso.

Ma non solo la città e la campagna hanno una loro personalità, anche i protagonisti e le comparse di questa tragedia sono creature vive, dotate di pensiero, slanci d'amore e grettezza, gelosie e gentilezze. Motore fondante su cui si innesta l'azione è la vita dell'esposta Antonia, una ragazza di bell'aspetto che viene presa in casa da una coppia di contadini che la crescono come una figlia. La sua storia sarebbe potuta cadere nell'oblio come tante altre se non fosse stata accusata e processata per stregoneria nella Novara del 1610 e se gli atti di quel processo non si fossero salvati dall'azione sgretolante del tempo.
Ci viene raccontata la sua storia e la storia di chi gravita attorno a questa vicenda con attenzione e grande lirismo sia nei sentimenti che nella descrizione degli ambienti. Restituisce anche ad una novarese di adozione come me la poesia di un tramonto in risaia e il brulicare della vita in città indicando con cura i luoghi reali in cui si svolge l'azione.

Se tutto il libro meraviglia e stupisce per le descrizioni, non c'è potenza paragonabile alla scena finale del rogo, con il ritmico dondolio della carrozza che porta Antonia al luogo del supplizio, le ripetizioni ossessive delle litanie, le torce e i lumini che anticipano al tramonto la luce dorata e selvaggia del fuoco, lo spingere e il fluire della folla che accorre a vedere la strega che brucia come se fosse uno spettacolo da circo, tutto contribuisce al crescere della tensione e del climax fino all'atto di pura pietà del boia di stordire la povera vittima e al rogo in cui Antonia muore senza un fiato. E poi il ritorno della pioggia dopo la lunga siccità, come se il sacrificio umano avesse pagato il tributo agli dei della terra. Tutto così poco cattolico...

Consigli di lettura: io l'ho trovato davvero intenso e poetico, quindi consiglio a tutti di leggerlo, soprattutto a chi vive in queste zone, perché parla di luoghi reali e di vite che hanno vissuto e sono scomparse negli stessi luoghi in cui noi viviamo e soffriamo. Dal mio punto di vista Vassalli potrebbe essere visto come un moderno Manzoni, perché il periodo storico di cui parla è lo stesso e perché - come Manzoni ma con meno intento pedagogico paternalista - racconta vite dei poveri che si sono salvate dall'oblio della storia per puro caso, accostandole a figure di comprovata esistenza storica, e dona a tutti una vita interiore intensa e sofferente. 
Davvero un libro magnifico

E io cosa leggo adesso?

mercoledì 15 febbraio 2017

Il libraio che imbrogliò L'Inghilterra - Roald Dahl (2016)

Più che un libro è un'operazione commerciale: due racconti messi insieme per mandarli alle stampe. 

Però si fa anche del bene, perché l'acquisto sostiene una delle associazioni di Dahl a favore dei bambini e quindi ci sta.
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Il titolo è un mega spoiler del primo racconto perché ti dà già la direzione verso cui andrà il racconto e per uno scritto così corto, scritto con l'intento di giocare un po' sul non detto, è proprio un peccato. L'editoria e il cinema italiano non è nuovo allo spoiler nella traduzione del titolo.

Dà anche la falsata impressione che sia un libro per bambini e questi, molto più di altri libri di Dahl, non è proprio per bambini. 

Le tematiche sono più adulte: nel primo racconto c'è un ricatto un po' particolare e nel secondo il dilemma tra la sopravvivenza materiale e il rispetto del proprio talento artistico.

La scrittura però non delude, anche con temi più scabrosi e al limite della fantascienza. I suoi cattivi sono sempre brutti, viscidi e moralmente molto discutibili con quel non so che di disgustoso anche dal punto di vista fisico che ha fatto, secondo me, il suo successo. Sono così poco politicamente corretti da piacere ai grandi e ai piccini.
Peccato che molti dei suoi libri per adulti non siano stati tradotti in italiano... 

La sua perdita è stata davvero un buco che si è aperto nella letteratura dell'infanzia e non solo. Le streghe, Il GGG, La fabbrica di cioccolato sono solo alcuni dei titoli che mi vengono in mente che hanno cambiato per sempre il mio modo di leggere da bambina e ritengo siano titoli imprescindibili per crescere lettori appassionati e divertiti.

Grazie per tutti i brividi, le risate sguaiate e le facce disgustate.

E io cosa leggo adesso?

Madame Bovary - Gustave Flaubert (1856)

Come per molti classici, ho targiversato molto prima di iniziare Madame Bovary. La sensazione è sempre la stessa: quel mix di reverenza e fastidio per un libro che tutti conoscono ma spesso quasi nessuno ha letto davvero. 

Se è un classico, deve essere per forza palloso...

Che danni che fa le scuola, mannaggia a lei!

Mai pensiero fu più errato!
Dopotutto Flaubert scrive furiosamente per farsi leggere, per guadagnarsi da vivere; quindi il target a cui rivolgersi erano persone che avevano molto tempo da riempire, annoiate e danarose. 
In poche parole signorine o signore borghesi e ricche che certo avevano voglia di svagarsi, non rompersi la testa su un libro noioso.
Forse è proprio questo che dovremmo ricordarci: molti romanzi sono stati scritti da persone che lo facevano di mestiere e che dovevano vendere le loro opere per poterne trarre guadagno. 
Altro punto fondamentale è che da Omero in avanti, anzi, dalla saga di Gilgamesh in avanti, gli intrecci che funzionano sono sempre quelli: amori più o meno felici, fughe, combattimenti, furti, eroismi. Quindi un libro che funziona e vende ha sempre degli elementi che risuonano nel gusto del lettore di qualsiasi epoca; perciò è molto probabile che in un libro classico ci sia un elemento tipico che attrae. 

Per questo, dal mio punto di vista, diventano classici quei libri che resistono al passare del tempo e delle epoche continuando a sussurrare all'animo dei lettori anche fuori dal loro ambiente di origine.
Madame Bovary è questo, è una storia che tolta dal suo tempo e ambientata oggi avrebbe la stessa potenza descrittiva e illuminante. 

La vicenda è presto detta: Emma Bovary, infelice e annoiata moglie di un anonimo medico di campagna, sogna una vita più avventurosa e un amore da togliere il fiato. Diventa amante prima di un signorotto locale e poi di una antico corteggiatore che si rivelano non all'altezza dei suoi sogni. Oppressa dai debiti e ricattata da un usuraio, decide di togliersi la vita. 

Il finale è così conosciuto che la mia edizione non ci pensa un minuto a sbatterlo in quarta di copertina. 
D'accordo, lo sanno tutti, ma un minimo di sorpresa, no? 

Eppure la sorpresa c'è, eccome. Io ho passato tutto il libro a pensare che si sarebbe ammazzata perché profondamente delusa dalla realtà dei fatti, perché si rende conto che il meglio a cui anela sempre lei non esiste e la sua continua ricerca è destinata inesorabilmente a fallire... e invece no, si ammazza perché è sommersa dai debiti fatti per compiacersi e compiacere i vari amanti e non sa come confessarlo al marito e come far fronte alle proprie responsabilità.

Adesso che mi soffermo su questo punto mi rendo conto che la mia interpretazione è molto più da romanzo novecentesco. Il nichilismo, il pessimismo, l'insensatezza dell'esistenza sono tematiche più vicine a Camus o a Svevo e Pirandello che a scrittori di metà Ottocento.

Indipendentemente dal motivo che la spinge al suicidio, la forza di questo libro sta nell'accurata descrizione dell'animo, dell'interiorità di Emma. Per quanto possa far venire l'orticaria perché sembra totalmente scollegata dalla realtà che la circonda e persa nelle sue fantasie romantiche, è comunque una donna descritta con acutezza e delicatezza. Flaubert ce la mostra in tutte le sue sfumature, raccontando quelli che prova attimo per attimo, mostrandocela indifesa alle scaltrezze e meschinità dei suoi amanti e proprie.

Non solo Emma è un personaggio complesso e intimamente descritto, anche suo marito -che ama la terra dove cammina Emma, ma fino all'ultimo non la comprende-, gli amanti e i personaggi di contorno hanno una loro vita interiore fatta di convinzioni, slanci e piccole e grandi meschinità. 
Prima di Flaubert nessun uomo era probabilmente stato in grado di mostrarci una donna così in profondità.  Dopo di lui mi viene in mente Ibsen con Casa di bambola (anche perché l'ho visto a teatro in concomitanza della lettura).

Per concludere: meraviglioso. Emma fa venir voglia di prenderla a sberle ma non sarebbe lo stesso se non fosse scritto così superbamente. 

Consiglio di lettura: lettura imprescindibile, ma non obbligata... altrimenti si rischia il lancio dalla finestra.

E io cosa leggo adesso?