martedì 29 settembre 2015

Orgoglio e pregiudizio e zombie - Jane Austen, Seth Grahame-Smith (2009)

Più riguardo a Orgoglio e pregiudizio e zombie
Alle volte capita anche il libro brutto. Succede, è destino.


Non possono sempre essere chicche meravigliose che scaldano il cuore e sorprendono il topolino lettore che vive dentro di me. Alle volte bisogna rassegnarsi che i libri che sembravano avere un certo potenziale di avventura e divertimento si dimostrino esercizietti commerciali a fini puramente remunerativi.

Ecco, questo libro è proprio quello che intendo con libri delusione. La storia è esattamente il riassuntino semplificato del capolavoro di Jane Austen con l'aggiunta di qui e là di zombie come adesivi appiccicati a caso. Nessun cambiamento nella trama, nessuna variazione se non quella di dotare le sorelle Bennet di una preparazione nelle arti mortali per ammazzare gli zombie al servizio dell'Inghilterra e l'infezione di uno dei personaggi minori. 

A proposito di questa trasformazione in zombie devo dire che è l'unica parte di un lieve interesse. Unica svolta di trama che si risolve con due personaggi morti e uno con un gesto completamente fuori carattere. 

Lo sconsiglio caldamente a tutti. Tempo perso e l'unica cosa interessante è la copertina.

Che tristezza.

E io cosa leggo adesso?

mercoledì 16 settembre 2015

La vita sessuale dei nostri antenati - Bianca Pitzorno (2015)

Più riguardo a La vita sessuale dei nostri antenati
Ho conosciuto la Pitzorno con questo libro, con un libro scritto per un pubblico adulto, e non l'avrei preso in considerazione se non l'avesse consigliato un blog di libri che mi dà sempre idee interessanti (al link un'intervista all'autrice) e se non me lo fossi trovato sbattuto in faccia nella libreria di una cara amica. 

Tutto questo per dire che il destino si è dovuto impegnare un bel po' per farmi leggere "La vita sessuale dei nostri antenati". Tutto questo anche per dire che non ho la possibilità di fare confronti con i suoi libri per bambin* e ragazz* perché non li ho incontrati al momento giusto.

Posso dire però che questa lettura mi ha appassionato e mi è piaciuta tantissimo. L'ho trangugiato in meno di una giornata. Trovo lo stile asciutto e scorrevole che fa apprezzare la vicenda senza perdere le sfumature emotive e i dettagli descrittivi (le ombre delle foglie sul braccio di Estrella che la rendono maculata e quasi livida; i segni della decadenza fisica dello sciamano tutta giocata su pennellate veriste).


Ada - Adita per distinguerla dalla capofamiglia - è la protagonista di questo libro ed è il nostro file rouge; infatti è attraverso il suo personalissimo punto di vista che seguiamo il dipanarsi delle vicende e la scoperta della saga familiare (il libro è scritto in terza persona limitata - giusto per fare un po' di tecnicismo - e l'espediente permette di seguire i moti interiori di Ada e di raccontare vicende lontane nel tempo senza che si perda continuità nella narrazione).
Ada è una donna razionale, ha 37 anni nel 1979, ha vissuto il '68, la liberazione sessuale, ha fatto la contestazione, convive e non ha figli, si sente, insomma, una donna emancipata, moderane e libera dal carico del retaggio ancestrale dei doveri, obblighi e superstizioni provenienti dalla famiglia e del paesino da cui proviene. Il libro, infatti, si apre con un orgasmo estremamente soddisfacente e adultero su cui Ada pontifica (orgasmo che sembra essere l'emblema del suo essere emancipata, libera e moderna) e una fuga indignata durante l'intervento di uno studioso di antropologia in grado di dialogare con le immagini dei morti tramite una giovanissima studentessa dotata, a dire dello studioso, di capacità medianiche.

L'immagine che ci viene proposta è quindi quella di una donna tutta d'un pezzo, razionale, senza derive "isteriche" nella tradizione e nella superstizione. Tutto questo però non le impedirà di essere visitata ripetutamente da sogni ammonitori e svelatori, di sacrificare un gallo ad Asclepio, di parlare con le proprie antenate attraverso il loro diario o le loro lettere e di essere coinvolta suo malgrado in tutti gli intrighi, gli scandali e i segreti della sua famiglia.

Il messaggio di questo libro sembra essere che tutte le famiglie hanno segreti e le custodi più o meno volontarie sono le donne; donne a cui è negata la parola per proprio pudore o vergogna o per scelta, per diventare consapevoli conservatrici del bene del nucleo familiare. Bianca Pitzorno dà voce a ogni donna sia in modo plateale (il diario di nonna Ada è il compendio di qualsiasi libercolo di letteratura esplicita, altro che le cinquanta sfumature di noia), sia nelle più accorte e sublimi allusioni per chi si è nascosto e protetto per tutta la vita.

Un altro punto che mi ha fatto amare questo libro è la quantità di misteri e intrighi presenti, tutti svelati, per fortuna, entro la fine. Tutti, tranne uno che rimane molto ben celato proprio fino alle ultime pagine, così bene da quasi non far neppure sospettare la presenza di un segreto. Questo mistero rimane celato e c'è per chi lo vuol vedere, Vengono però dati tutti gli elementi per avere la soluzione senza che questa venga spiattellata, confidando quindi nell'intelligenza del lettore.

Ci sarebbe ancora da parlare delle passioni segrete, degli amori impossibili e di quelli sconvenienti, delle violenze, di quanto basti un soffio per nascere in una famiglia bene o in una di disgraziati, di Armellina, di Carla Eugenia, di Jimena... ma perché rovinarvi il piacere di scoprire da soli i misteri e i segreti conservati ben oltre la morte.

Due cose mi restano da dire:
Chi diavolo è Estella? Mi viene da pensare che che sia proprio quello che non dice di essere: una facilitatrice per far parlare i morti, anzi, le morte, perché è dall'incontro con lei che Ada comincia ad affrontare il suo passato e quello della sua famiglia conoscendo, finalmente, tutte le sue antenate e, infine, sua madre.
La seconda è un ringraziamento:  grazie Clorinda per tutto quello che sei stata.

Consiglio di lettura:  a chi ama le saghe familiari, a chi crede che le donne siano la memoria della storia minuta, a chi ritiene che non si dia abbastanza voce alle donne.

E io cosa leggo adesso?

giovedì 3 settembre 2015

Il golem e il genio - Helene Wecker (2013)

Più riguardo a Il genio e il golem

Questo è uno di quei libri su cui non scommetto una lira. Uno di quei libri che leggo perché sono lì in libreria a prendere polvere e io ho bisogno di qualcosa di assolutamente inconsistente per riprendermi magari da una megameratona o da un libro traumatico. Solitamente valgono poco, giusto come spegnicervello come dice una cara amica. Con questa disposizione d'animo leggo un sacco di romanzi rosa (Rosamunde Pilcher è la mia preferita, c'è sempre un cottage nella brughiera e un bel ragazzo brizzolato con il maglione che mi aspetta da qualche parte con lei); mi lascio tentare dalla fantascienza da banco; prendo in mano libri che non ho degnato di uno sguardo fino a quel momento; mi tuffo alla ricerca di qualsiasi cosa mi tenga compagnia e non pretenda nessuno sforzo da parte mia (ecco perché non leggo gialli quando sono in questa fase, mi sembrerebbe di buttarli via).

In questo caso l'acquisto era stato fatto dal mio alto potenziale di riferimento perché la copertina era accattivante ed era stato abbandonato sulla nostra libreria in attesa di collocazione. Credo che sia abbastanza chiaro che è stata la noia a farmelo prendere in mano e devo anche ammettere che l'avevo già iniziato in precedenza ma poi lo avevo abbandonato dopo poche pagine.
Alla seconda lettura mi ha sorpreso rendermi conto che la storia mi avvinceva e divertiva più di quanto mi aspettassi.

La storia è ambientata alla fine dell'Ottocento a New York e si occupa in parallelo di una golem creata per essere una buona moglie che nel viaggio verso l'America perde il suo padrone e un genio, uno spirito della tradizione mediorientale, che viene liberato da uno stagnino in mezzo a Little Syria. La comunità ebraica e quella dei cristiani copti siriani vivono a stretto contatto ma, desiderosi di tenersi strette il più possibile le proprie tradizioni e gli usi del proprio paese d'origine, sembrano essere distanti migliaia di chilometri. Eppure questi due esseri, così diversi tra loro eppure così simili nella loro solitudine di stranieri in terra straniera, saranno in grado di riscattarsi e trovare un loro spazio in questa America così accogliente e spaventosa assieme.

Come dicevo, le storie sono seguite in parallelo, i due personaggi principali si incontrano per caso e hanno appena il tempo di scoprire uno il segreto dell'altra prima di essere trascinati via nel turbine delle loro vite. Passeranno tutto il resto del libro a cercarsi nonostante lui sia un genio tutto votato alla soddisfazione dei propri piaceri e lei invece vorrebbe fare solo una vita ritirata senza essere assediata dai bisogni di chiunque (che lei, creata per soddisfare ogni necessità del suo padrone, sente senza che nessuno parli).

Di questo libro mi è piaciuto molto l'intreccio, come sono state gestite le due storie che avanzavano di pari passo senza quasi mai sfiorarsi; ho trovato che questi personaggi abbiano una loro crescita, entrambi catapultati in un tempo e in un luogo che non apparteneva loro, alla ricerca di un loro spazio e una ragione di vita non imposta dall'esterno; mi è piaciuto l'elemento di pericolo perché c'è un personaggio che dà la caccia sia alla golem che al genio per sfruttarne i poteri; ho trovato ben descritto l'ambiente in cui si muovono, in questa N.Y. che cambia ad ogni angolo, dai quartieri ricchi ai vari quartieri etnici così chiusi su se stessi da essere piccole isole; mi ha lasciata soddisfatta il finale, non melenso e non troppo scontato.

Devo dire che questo libro mi ha divertito molto più di quanto mi aspettassi e mi ha tenuta incollata alla pagina.

Consiglio di lettura: nonostante la presenza di creature della tradizione folkloristica di due popoli non me la sento di definirlo fantasy, perché è un libro bel inserito nel contesto - l'America delle opportunità per tutti, degli immigrati della fine dell'Ottocento inizio Novecento - che ne fa quasi un libro storico, di costume. Ecco perché non lo consiglio ai lettori fantasy, ma a quelli a cui piacciono i romanzi "in costume" se così si può dire. La storia è ben congegnata e appassionante e la lettura non è per niente impegnativa nonostante la mole.

E io cosa leggo adesso?