mercoledì 20 novembre 2013

Tutti i racconti gialli e le indagini di Padre Brown - Gilbert Keith Chesterton (edizioni varie dal 1911 al 1935)

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Non è decisamente la mancanza di lettura che mi tiene lontana da questo blog, visto che ho letto davvero tanto in questo periodo... e forse neanche la mancanza di tempo, perché, sebbene finalmente io abbia un lavoro che paga un po' di bollette, mi impegna solo il pomeriggio e quindi la mattina sarebbe, virtualmente, tutta per me. Neanche gli impegni della famiglia, abbastanza autosufficiente, mi tiene lontana dalla scrittura... credo sia proprio la mia personale incapacità di distaccarmi dalla vita concreta, dal contingente, dall'immediato, quando sono più sotto pressione, che mi ha tenuto lontano da questa pausa tutta mia, da questo momento in cui sono obbligata a fermarmi, a chiudere fuori tutto il resto e a pensare. Ah, che esercizio difficile quello del pensiero fine a se stesso, quasi come prendere un respiro in maniera consapevole. Bisogna tenersi in esercizio, altrimenti si respira e si pensa solo per sopravvivere e certo non siamo fatti solo per sopravvivere.
Grazie a chi si prende cura di richiamarmi all'ordine, so di aver bisogno di un paio di prof che mi ricordino il dovere che ho con me stessa di pensare e respirare! ;)

Il libro che volevo volevo volevo recensire è proprio questo qui. 718 pagine di racconti brevi tutti incentrati sullo stesso personaggio e tutti gialli. Ok, devo ammettere che questa abbuffata mi ha fatto rischiare una vera e propria indigestione! E' stato faticoso arrivare alla fine, però ha avuto un che di formativo... ovvio, non è Guerra e Pace, ma è stato comunque un'avventura portare a termine la lettura.
Ero stata lungamente avvertita dall'ottima prefazione a questa edizione integrale a tutti i racconti di Chesterton che hanno come protagonista Padre Brown. Masolino D'Amico (non sembra un nome così tardomedioevale anche a voi?) segnala, oltre ai temi e alle strutture che si ritrovano puntualmente nei racconti, anche una certa insofferenza per la lettura continuativa di tutti i racconti.
Apro una piccola parentesi riguardo il mio rapporto con introduzioni, postfazioni, quarte di copertina e commenti a parte. Io leggo tutto! Ma tutto, eh... le introduzioni per me sono imprescindibili, anche se magari le ha scritte qualcuno che non ha mai letto il libro, ma come faccio a saperlo, a formarmi un'opinione sull'introduzione se non la leggo? Ritengo che le introduzioni mi aiutino a focalizzare meglio cosa sto andando a leggere e la quarta di copertina non racconti per niente la storia all'interno... anzi, di solito quando le rileggo dopo aver finito il libro, mi chiedo quanti di quelli che scrivono la mini trama che serve per accattivare il lettore, leggano davvero il libro o interpretino a loro modo un riassunto dato dall'autore...
Al di là delle nostre piccole divergenze domestiche sull'opportunità o meno di leggere intro e riassunti, Masolino D'Amico dimostra di essere un lettore appassionato e sagace dell'opera e dà un consiglio che io mi sento di girare a chi si incammina sulla mia stessa strada: non leggeteli tutti di fila! Sono deliziosi e onesti quadretti gialli con delitto, colpevole e soluzione... ma sono millemila! Sempre con la stessa struttura di delitto, ricerca del colpevole, spessissimo con fraintendimento dei pensieri di Padre Brown, risoluzione del delitto, più o meno arresto del colpevole. E' come una gigantesca scatola di cioccolatini... i primi tre, quattro, dieci, quindici (dipende dalla vostra dipendenza da cioccolato... o da lettura compulsiva) sono deliziosi e ne vorreste ancora ancora ancora... al quarantesimo sareste travolti letteralmente dal disgusto!
Un vero peccato! Un peccato che si commette nei confronti di racconti per la maggior parte ben strutturati e dei gialli "onesti" come piacciono a me.

Un giallo onesto, per quel che mi riguarda, è un racconto che mi dà, in potenza, tutti gli strumenti per risolvere il caso per conto mio, senza dover per forza aspettare che tutto mi venga descritto perché qualcosa è stato volutamente tralasciato perché sia solo l'intelligenza dell'investigatore a primeggiare... un paio di racconti di Conan Doyle hanno questo sotterfugio indegno del rapporto di fiducia che ogni lettore di giallo instaura con lo scrittore. Quelli di Chesterton sono gialli onesti, alla cui risoluzione alcune volte sono giunta prima della fine... e questo personalmente mi diverte, perché mi fa sentire intelligente. Non deve però succedere troppo spesso, altrimenti è persino troppo facile e quindi noioso.

Ecco, quello della possibilità di vincere al gioco della risoluzione è uno dei punti di forza di questi racconti, un altro sono le descrizioni vivide dei paesaggi, Chesterton ha la capacità di descrivere le sfumature di colore e atmosferiche degna dei paesaggisti settecenteschi o dei romantici tedeschi.
"Lo sfolgorio di un lampo sbiancò il bosco grigio evidenziando tutto il fogliame raggrinzito fino all'ultima foglia ricurva, come se ogni dettaglio fosse stato tracciato con una punta d'argento o inciso nell'argento. Lo stesso lampo parve registrare e mettere in risalto milioni di come minuscole in un singolo istante, dall'elegante disordine di una tovaglia per il picnic sotto l'ampio albero, fino al pallido nastro della strada tortuosa alla cui fine stava attendendo un'automobile bianca. In lontananza, una melanconica magione con quattro torri simili a un castello, che nella grigia sera non era altro che un fioco e distante ammasso di mura simili a una nube frastagliata, sembrò spuntare sullo sfondo ergendosi con il suo tetto merlato e le finestre vuote e fisse." (Il grande dolente di Marne, p. 566)
So che ci va di mezzo anche l'abilità del traduttore, ma sembra solo a me che questa descrizione sia tutta sui toni del bianco, del grigio e del nero?

Il punto su cui vorrei concludere è l'umanità di Padre Brown, un prete cattolico descritto come un omuncolo trasandato e insignificante che però ha davvero un cervello di prim'ordine. E' con il suo acume indiscusso che risolve i casi più intricati, ma è con la sua profonda conoscenza della debolezza umana che mette in gioco la compassione, come quel patire assieme che viene suggerito dall'etimo. E quindi ci sono assassini che si pentono dopo una chiacchierata/confessione con il nostro pretino e assassini che non vengono affidati alla giustizia secolare perché si sono pentiti profondamente nel loro cuore. Non c'è mai quel senso di superiorità da ego te absolvo, ma una profonda empatia per la fragilità che tutti ci portiamo nel cuore.
"Siete un diavolo?" chiede un criminale smascherato, a cui Padre Brown risponde: "Sono un uomo, e pertanto ho tutti i diavoli nel cuore."

Questi sono alcuni dei temi di questi racconti, quindi il mio consiglio è: leggete l'introduzione che è davvero ben scritta e interessante e poi leggete due o tre racconti.
Dedicatevi ad altro.
Leggete qualche altro racconto.
Proprio come peschereste da una scatola di deliziosi cioccolatini.

E io cosa leggo adesso?


Caspar David Friedrich, Abbazia nel querceto.