giovedì 1 agosto 2013

I promessi sposi - Alessandro Manzoni (1° pubblicazione 1827, definitiva 1840-2)

Più riguardo a I promessi sposi

Quello che mi piace dei libri è potermene portare via un pezzetto e sapere che il totale non subisce alcun danno. Così i miei libri - decisamente pochi, perché questa maledetta bulimia lettrice non è supportata da fondi e spazi altrettanto vasti - sono tutti infiorettati da sottolineature, rimandi e segnetti speciali che mi fanno cogliere i passi del mio cuore anche ad una veloce occhiata. E dove non posso perché è un sacro prestito bibliotecario (benedetto il paese delle fate da cui vengo in cui il prestito è ancora gratuito in tutte le biblioteche ottimamente assortite) o di qualche amico fidato (nel senso che si fida a prestarmi un suo libro ;) mi troverete a copiare diligentemente le citazioni sul quaderno apposito. Ehi, c'è chi colleziona francobolli... la mia abitudine non è così insana!

Tutto questo per dire che questo libro è letteralmente ricoperto di segni e rimandi e note perché regala brani interi che necessitano di essere ricordati. Senza dimenticare tutto quello che diligentemente riporta ogni brava letteratura (invenzione della struttura del romanzo moderno italiano - e già qui si potrebbe aprire tutta una riflessione sulla scelta di rifarsi al tipico plot dei romanzi alessandrini, unico esempio che si può avvicinare al romanzo in età classica: fidanzati che vogliono sposarsi, separati dal destino, attraversano mille peripezie per poi coronare il loro sogno d'amore... uh, lo sapevano i miei 25 lettori che alla fine Renzo e Lucia si sposano, vero? ;) - riordino dell'italiano per creare una lingua più uniforme rispetto ai dialetti orginali... eccetera eccetera eccetera, su, non tirate fuori la prof che vive dentro di me!), ho trovato che la forza di questo libro siano
  •  le riflessioni modernissime, quelle che riguardano situazioni che tutti una volta nella vita si sono trovati ad affrontare: Manzoni, ad esempio, descrive proprio quelle risposte saccenti in una discussione che però vengono in mente solo sotto la doccia; come difficilmente si conservano i segreti, perché tutti abbiamo un amico fidato a cui raccontarli che, a sua volta, avrà un amico fidato a cui raccontarlo e così via di seguito fino a chi si voleva tenere il segreto celato; il dramma umanissimo di Gertrude, la monaca di Monza, i ricatti affettivi di una famiglia che la ama solo se lei si piega al loro volere - dinamica così tragicamente moderna - e quella delicatezza così poetica, che già segnala Lella Costa, con cui Manzoni, come il più sottile degli ermeneuti, marchia nella memoria di ognuno di noi il momento in cui Gertrude sceglie di non dire di no- con tre parole: La sventurata rispose.  (alle attenzioni di un bulletto qualsiasi che però, finalmente, la vede per la donna che è, quella desiderosa di affetto e sensualità).

  • pezzi di inusitata poesia, come il famoso Addio ai monti di Lucia, in cui la nostalgia per i luoghi amati si mescola con tutta l'ansia degli esuli che se ne devono andare, non per loro volontà, e non vedono possibilità di ritorno... Chissà quanti emigranti, anche tra i miei amici, io compresa, hanno dato il loro addio ai monti rimpiangendo quello che lasciano con il timore di quel che troveranno nella nuova casa, vita, esperienza.
  • personaggi vivi, veri e veritieri, al punto che potrebbero essere trasportati nel presente senza perdere di autenticità.La capacità di fine analisi e tratteggio della psicologia dei suoi personaggi  fa di questi sia persone a tutto tondo che archetipi. Cerco di spiegarmi meglio: ogni personaggio che incontriamo ha un suo preciso passato e un carattere che determina il percorso, e questo fa di lui o lei un essere unico, animato da spinte e convinzioni personali; eppure questo crea, contemporaneamente, un'entità in grado di mostrare, in senso assoluto, cosa un essere umano, inserito in un certo contesto  può, sceglie, o si ostina a fare. Ad esempio, Renzo, il personaggio con cui mi sono trovata più a discutere e contestare, che me l'ha fatto sembrare vivo e attuale a distanza di secoli, sia quelli che mi separano dal suo tempo, che quell'unico che mi separa dalla mentalità di Manzoni. Ecco quello che fa il nostro caro Alessandro, crea personaggi che si muovono agilmente nel 1630 e fa fare e pensare loro cose che potrebbero essere pensate e fatte in qualunque tempo. Infatti Renzo è il tipico bravo ragazzo e onesto lavoratore che non ha mai fatto niente di male, finché l'occasione (e la prepotenza dei signori, non possiamo dimenticarlo) lo trasforma in uno che costringe un curato a sposarlo per forza, che deve obbligare la sua compagna a seguirlo nei suoi colpi di matto, che si mette per strada e in una grande città finisce in una rivolta, arrestato perché si è tradito ubriacandosi, scappa con l'aiuto della folla... tutto questo mentre la sua ragazza e la madre acquisita lo difendono dicendo che è un bravo giovane e non ha mai fatto male a nessuno e non si è mai messo nei guai e tutte queste traversie sono sempre e solo colpa di qualcun altro (o della sua dabbenaggine). Ho solo io la sensazione di sentir descrivere un tipo di ragazzotto comune anche in quest'epoca contemporanea, difeso e protetto e giustificato fino al paradosso dalle donne della sua famiglia? Classico stereotipo di maschio italiano, direte voi, descritto però da un altro uomo di metà '800, rilancio io! 
Concludo con la versione di Renzo che più mi ha fatto ridere e incazzare insieme: Renzo stalker! Immaginatevi la scena: Renzo ritrova Lucia dopo due anni in un lazzareto con la peste che infuria attorno e con Lucia che già si è votata alla Madonna per sfuggire alla prigionia dell'Innominato. Renzo sa di questo voto e più volte gli è stato detto di lasciar perdere, di non pensare più a Lucia che tanto non c'è niente da fare. Per quanto la signorina Mondella abbia la forza di volontà di una piuma in una tempesta, e infatti viene sbattuta di qua e di là come un pacco postale per tutto il romanzo, ha preso questa decisione e ha detto chiaramente al suo, ormai, ex uomo di lasciarla perdere. E cosa fa lui? Le piomba nella capannuccia (sempre in mezzo al lazzareto con la peste che incombe!) e le fa una partaccia dicendo cose irripetibili, tipo: "ma io ti amo, come fai a non amarmi!" "io ti ho aspettato fino adesso, eri promessa a me, non puoi cambiare idea!" "ti sei sbagliata" "i voti come si fanno si disfano!" e poi coinvolge il buon Fra Cristoforo che, con la scusa della Chiesa che è espressione della volontà di Dio, le scioglie il voto d'ufficio!

Niente, Renzo stalker proprio non mi va giù! Però, tranne due capitoli sulla diffusione della peste e il capitolo sulle gride con cui Alessandrino si è voluto far figo dei suoi studi storici, è una lettura divertente, interessante e coinvolgente. Ehi, io volevo proprio sapere cosa succedeva a tutti i personaggi coinvolti e quindi macinavo capitoli per inseguirli per buona parte del nord ovest italiano! Peccato che a scuola sia propinato a forza perché, se siete di quelli che sono sopravvissuti a Il nome della Rosa di Umberto Eco, questo libro potrebbe piacervi molto di più di quanto le noiose ore a dormire sul banco vi possano aver lasciato in ricordo.


Per non smentirmi: e io cosa leggo adesso?







7 commenti:

  1. Risposte
    1. Ciao! Grazie... ormai, grazie a Bardoscuro, seguo le vostre avventure come una telenovela ;)

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    2. XD
      Ci credo, Bardoscuro si cala molto bene nella parte!

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  2. Renzo Stalker è fantastico!

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    1. Eh, ho passato una serata intera a inveire contro Renzo in quel capitolo XD

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